BOLLETTINO DELL'ANIMAZIONE VOCAZIONALE
dei frati minori cappuccini toscani
Anno XVIII - N. 4 - 2002

EREMO DI MONTECASALE  
Dio conosce tutto di te.
Non tarderà a farti sentire la sua presenza.
impariamo da San Francesco d'Assisi, sprechiamo il tempo che ci dà per ridonarlo a Lui, ricco di una risposta, quella di Maria nostra madre: "Si"

Il chiostroStoria dell'Eremo di Montecasale

Prima della venuta di S. Francesco
Il santuario di Montecasale sorge su una delle prime colline dell’appennino umbro, prospicienti l’alta valle del Tevere. La primitiva costruzione nacque sui resti dell’antica fortezza militare del vicino castello, “murato”, qualche secolo prima che avesse origine Borgo Sansepolcro, e chiamato Casale del torrente Afra. Gli ultimi signori di questo castello furono un certo Umbro, uomo fortissimo, e suo figlio Bofolco, da cui vennero i Bofolci, nobile famiglia biturgense. Fondata la città, devono essere stati tra i primi a scendere per abitarvi, insieme a molti altri nobili di numerosi castelli che punteggiavano la valle di Nocea . Si può fondatamente ritenere che il castello sia stato abbattuto nel 1187 insieme all’attigua fortezza. Sui resti di questa, i frati Camaldolesi ottennero di poter costruire un piccolo eremo ed un ospizio per i pellegrini: di lì, infatti, passava una “via di romei”, della quale ancora oggi sono visibili alcuni tratti.
Non è chiara la trasformazione di questo eremo-ospizio in un “piccolo e povero Spedale”, avvenuta in poco più d’un ventennio. I Camaldolesi, che avevano in Borgo Sansepolcro una vasta abbazia, lo cedettero volentieri a san Francesco ed ai suoi frati.

La cappellinaSan Francesco a Montecasale
L’attività apostolica di San Francesco è prodigiosa. Ha l’irrequietezza, “l’argento vivo”, direbbe il Manzoni, proprio dei grandi santi. Ha viaggiato moltissimo. In soli vent’anni ha visitato, da un capo all’altro, tutta l’Italia, ha varcato le Alpi, è sbarcato in Oriente.
Montecasale fu uno dei luoghi da lui prediletti. Francesco amava l’orrida bellezza delle caverne di pietra nascoste tra i boschi di lecci e di querci; creavano per lui una solitudine che più facilmente lo elevava a Dio. Varie volte salì all’eremo, che conobbe ancora prima della Verna, che si trova vicina.

Una leggendaria conversione
L’episodio più celebre di Montecasale: la conversione dei tre ladroni (Fioretti cap. XXVI).
“In quello tempo, usavano nella contrada tre nominati ladroni, li quali faceano molti mali nella contrada; li quali vennono un dì al detto luogo de’ frati, e pregavano il detto frate Agnolo guardiano che desse loro da mangiare, e il guardiano rispuose loro in questo modo, riprendendogli aspramente:
-Voi, ladroni e crudeli omicidi, non vi vergognate di rubare le fatiche altrui...andate dunque per li fatti vostri, e qui non apparite più -.
Ed ecco santo Francesco tornare di fuori colla tasca del pane e con un vasello di vino, ch’egli e il compagno aveano accattato, e recitandogli il guardiano come egli aveva cacciato coloro, santo Francesco fortemente lo riprese, dicendogli: - Tu ti se’ portato crudelmente, imperocché li peccatori meglio si riducono a Dio con dolcezza, che concrudeli riprensioni...Conciossiacosaché tu abbi fatto contra alla caritade e contro al santo evangelio di Cristo, io ti comando, per santa obbedienza, che immantinente tu prenda questa tasca del pane ch’io ho accattato e questo vasello di vino, e va loro dietro sollecitamente per monti e per valli, tanto che tu gli ritruovi e presenta loro tutto questo pane e questo vino da mia parte; e poi t’inginocchia loro dinanzi e di’ loro umilmente tua colpa della tua crudeltà...Mentre che il detto guardiano andò a fare il comandamento di santo Francesco, egli si puose in orazione e pregava Iddio che ammorbidisse i cuori di quei ladroni e convertissegli a penitenza”. Il che, com’è noto, avvenne. Anzi, tutto andò oltre le speranze, perché addirittura chiesero ed ottennero di entrare a far parte dell’Ordine. Fecero penitenza e morirono a Montecasale.

Un mare di nebbia...Eremo di Montecasale
Vivo fra le mura di questo eremo: vivere qui è un ‘sentire’ particolare, eccezionale: tuffarsi nel silenzio di questo luogo mi fa ritrovare immerso nel tempo in cui ha vissuto, proprio qui, Francesco d’Assisi. Rimango a lungo a gustare quelli che, penso, siano stati i suoi stati d’animo e mi viene spontaneo provare a tradurli in un’esperienza, che potrebbe diventare anche la tua. Sì, la tua, di te che leggi queste poche righe e che forse casualmente ti sei imbattuto in questo foglio. In effetti, basta poco se ci si lascia trasportare sulle ali del vento, dal soffio dello Spirito. Francesco venne a Montecasale per la prima volta attorno al 1212, nell’occasione di uno dei suoi tanti viaggi. Desiderava recarsi in Siria a predicare la fede e la penitenza ai Saraceni.Immagino Francesco, che di solito viaggiava a piedi, mentre, passo dopo passo si avvicina a questo luogo e, via via che si avvicina, ne scopre la bellezza, la semplicità, l’armonia. Vede una fortezza militare e, poco distante, il vecchio castello diroccato. Ho la chiara sensazione che Francesco abbia pensato agli anni della sua vita in cui l’ideale militare, la voglia di diventare cavaliere, erano la sola cosa che lo attraeva:

La notte successiva mentre dormiva, la Bontà di Dio gli fece vedere un palazzo grande e bello, pieno di armi contrassegnate con la croce di Cristo, per dimostrargli in forma visiva come la misericordia da lui usata verso il cavaliere povero, per amore del sommo Re, stava per essere ricambiata con una ricompensa impareggiabile. Egli domandò a chi appartenessero quelle armi e una voce dal cielo gli assicurò che erano tutte sue e dei suoi cavalieri. Quando si destò, al mattino, credette di capire che quella insolita visione fosse per lui un presagio di gloria. Difatti egli non sapeva ancora intuire la verità delle cose invisibili, attraverso le apparenze visibili. Perciò, ignorando ancora i piani divini, decise di recarsi in Puglia, al servizio di un nobile conte, con la speranza di acquistare in questo modo quel titolo di cavaliere, che la visione gli aveva indicato. Di lì a poco si mise in viaggio; ma, appena giunto nella città più vicina, udì nella notte il Signore, che in tono familiare gli diceva: «Francesco, chi ti può giovare di più il signore o il servo, il ricco o il poverello?». «Il signore e il ricco», rispose Francesco. E subito la voce incalzò: «E allora perché lasci il Signore per il servo; Dio così ricco, per l’uomo, così povero?». Francesco, allora: “Signore, che vuoi che io faccia?”. “Ritorna nella tua terra”
- rispose il Signore - perché la visione, che tu hai avuto, raffigura una missione spirituale, che si deve compiere in te, non per disposizione umana, ma per disposizione divina».
Venuto il mattino, egli ritorna in fretta alla volta di Assisi, lieto e sicuro. Divenuto ormai modello di obbedienza, restava in attesa della volontà di Dio.(FF 1031-1032).

Statua di San Francesco innevataNelle sue orecchie sente ancora, a distanza, il rumore delle armi, lo scalpitio dei cavalli, le urla dei soldati… Dolcemente, una consapevolezza lo riporta alla realtà: “adesso sono al servizio del gran Re”.
Giunge a Montecasale, entra dentro e si rende conto che vi sono dei pellegrini, del resto lo era anche lui, hanno affrontato un grande viaggio con rischi e pericoli di ogni sorta, sono molto stanchi, bisognosi di riposarsi: finalmente hanno trovato un luogo adatto. Qualche anno dopo scriverà nella sua Regola:

I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo. (FF 90).

Francesco si guarda attorno, fissa lo sguardo più lontano e vede in alcune grotte non molto distanti, scavate dal tempo nella tenera pietra serena, delle sagome umane. Sono lì, immobili… chiede chi siano e giunge presto la risposta: “sono lebbrosi”.

Un giorno, mentre andava a cavallo per la pianura che si stende ai piedi di Assisi, si imbatté in un lebbroso. Quell’incontro inaspettato lo riempì di orrore. Ma, ripensando al proposito di perfezione, già concepito nella sua mente, e riflettendo che, se voleva diventare cavaliere di Cristo, doveva prima di tutto vincere se stesso, scese da cavallo e corse ad abbracciare il lebbroso e, mentre questi stendeva la mano come per ricevere l’elemosina, gli porse del denaro e lo baciò. Subito risalì a cavallo; ma, per quanto si volgesse a guardare da ogni parte e sebbene la campagna si stendesse libera tutt’intorno, non vide più in alcun modo quel lebbroso. Perciò, colmo di meraviglia e di gioia, incominciò a cantare devotamente le lodi del Signore, proponendosi, da allora in poi, di elevarsi a cose sempre maggiori. Cercava luoghi solitari, amici al pianto; là, abbandonandosi a lunghe e insistenti preghiere, fra gemiti inenarrabili, meritò di essere esaudito dal Signore. (FF. 1034).

Questo è Montecasale per Francesco:
un luogo solitario per abbandonarsi a lunghe e insistenti preghiere. Il suo insegnamento, frutto della sua scoperta, le sue gioie, passate anche attraverso le sofferenze, la sua esperienza di ogni giorno, la rinuncia agli ideali umani per accogliere il progetto di Dio… si possono ancora percepire e toccare con mano qui, in questo piccolo eremo, su questo piccolo cucuzzolo.

La fraternità di Montecasale

La nostra fraternità di Cappuccini (fra Pio, fra Pasquale, fra Francesco, fra Luigi) vuol custodire tutto questo, farlo ancora vivere.
Vogliamo alimentarci di questa santità e desideriamo che molti possano sperimentarla. Abbiamo una Casa di Accoglienza per gruppi perché molti possano godere di questo posto, godere della nostra voglia di condividere un cammino di fede che ha come capofila il poverello di Assisi e come meta Cristo Gesù, Signore nostro. Montecasale è stato Ospizio: vi ha trovato rifugio Francesco con i suoi primi frati, puoi trovarlo anche tu se sei stanco e cerchi colui che è la Pace. Montecasale è stato Ospedale: Francesco e i suoi frati vi hanno curato i lebbrosi: hai bisogno di cure? O vuoi diventare, come Francesco, mano di Gesù Medico di ogni uomo? Pensaci! Comunque, prega per noi.

Frate Luigi

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