BOLLETTINO DELL'ANIMAZIONE VOCAZIONALE
dei frati minori cappuccini toscani
Anno XVIII - N. 2 - 2002


S. Francesco D’Assisi è arrivato alle Celle di Cortona seguendo l’itinerario dei suoi viaggi in Toscana: Cortona, Arezzo, Siena e Firenze.
Forse ha scoperto personalmente “Le Celle” recandosi a visitare il piccolo santuario di S. Michele, ben visibile in una tela all’interno del convento che lo raffigura sul colle che sovrasta le Celle.

Le origini
La cella di San Francesco, religiosamente conservata nell’ eremo, ci fa agevolmente ricostruire che cosa è avvenuto nel primo impatto che il santo ha avuto con questo luogo. Egli, come era suo costume, ha cercato subito un anfratto, un rifugio tra i massi, e ha trovato una specie di nicchia naturale formata da un costone roccioso che chiudeva l’accesso ma, scavalcato il quale, scopriva un incavo, quindi un mezzo abitacolo da completare con una parete di sassi sovrapposti e un tetto di paglia.
Le celle dei suoi compagni non erano in principio qualcosa di diverso, cioè celluzze di rami d’ arbori, come le chiamano i Fioretti nel caso della Verna.
Le opere in muratura, per intervento del costruttore (nome che ben si può dare a frate Elia), sono cominciate qui molto prima che alla Verna, cioè appena quattro anni dopo la morte di san Francesco, nel 1230, tanto è vero che questa tempestività ha scandalizzato Salimbene da Parma che addebita a frate Elia d’ essersi costruito un luogo bellissimo, ameno e dilettevole, convento che si chiama tuttora Celle di Cortona (FF.2616).
Delle celle prima esistenti, di cui si è trovato traccia a monte di quella di San. Francesco, è abbastanza comprensibile come frate Elia abbia salvato solo quella del santo, ricostruendola in muratura e che così si è venuta a trovare isolata e unica come è al presente.
Complessivamente la costruzione di frate Elia comprende lo spazio antistante la cella di San. Francesco (convertito nel ‘600 in oratorio ), il piano superiore destinato verosimilmente ai servizi della comunità e un altro piano ancora, destinato alle celle dei frati, più un altro braccio che s’incunea verso il monte comprendente il piano del refettorio e, sopra a questo, altre celle dei frati.

Le Celle di Cortona
C’è oggi molta curiosità di conoscere la vita segreta di un convento e spesso anche il desiderio di condividerla per qualche giorno.
Così è per l’eremo de “Le Celle” di Cortona su cui pesa la particolare storia delle origini, la stessa conformazione del luogo, le richieste rivolte ai frati che vi abitano, la consegna ricevuta dai superiori della regione e dell’Ordine.
Il primo compito qui, è di nutrire una vita di preghiera più prolungata che altrove, per non tradire la scelta fatta da Francesco di questo luogo, che doveva essere per lui terra di rifugio all’anima assetata di Dio.
La preghiera programmata è di quattro ore al giorno scandita da quattro momenti diversi. I frati poi, qui come altrove, sono richiamati al culto della preghiera personale.
Chi crede e pratica con un certo impegno la vita di preghiera è di conseguenza richiesto come guida ed aiuto da parte di altri, che vogliono approfondire loro il rapporto con Dio, e a questa esigenza qui si provvede in vari modi: visite guidate per entrare nel senso originario di questo luogo, richiesta da parte dl gruppi di svolgimento di temi che in un modo o nell’altro sono in ricerca di Dio.
Questo avviene il più delle volte in questo stesso ambiente dove esistono all’esterno due piccole case per l’accoglienza, oppure sono i frati a recarsi là dove sono richiesti.
Inoltre per venire incontro al bisogno molto sentito di pregare meglio, da vari anni i frati hanno preso essi stessi l’iniziativa di organizzare una scuola di preghiera settimanale della durata di circa sei mesi. Un’altra iniziativa, favorita dalle circostanze, è stata di ristrutturare, il luogo appartato, una casa colonica diroccata, riservandola a religiosi e sacerdoti che vogliono trascorrere tempi più o meno lunghi in assoluta solitudine, silenzio e preghiera, con richieste abbastanza frequenti di utilizzare questa struttura. Per il resto la vita quotidiana ruota attorno a impegni di preparazione, intellettuale, lavori di mantenimento dell’ambiente che richiede non poca cura, apostolato all’esterno, giardinaggio, coltivazione dell’orto, produzione di icone, accoglienza di quanti ricercano assistenza sacerdotale, accoglienza di ospiti bisognosi, ospitalità a persone che vogliono condividere la vita di preghiera con i frati. Apostolato esterno nel cirondario, ma anche in Toscana e altrove.
La ragione fondamentale di queste aperture all’è che i frati non vogliono tenersi solo per sè quanto questo luogo può donare a chi ricerca le aspirazioni e la pace che Dio è pronto a donare a quanti lo cercano.

Fr. Teobaldo


Il Cammino Vocazionale
Prima di tutto il luogo: Le“Celle” di Cortona.
Luogo che parla immediatamente di Francesco di Assisi, del valore della preghiera, di una storia secolare di “Sequela Christi” nell’ordine dei Cappuccini, di povertà, di natura affascinante, di poesia, di ritmica e musica sottolineata dallo scrosciare del torrente quando è in piena o dallo scivolare di in pozza in pozza delle dolci acque via che la pressione diminuisce.
Francesco lo si incontra qui come in pochi altri luoghi francescani e il suo messaggio arriva nel profondo della persona, tanto da toccare il cuore.
Qui alle Celle i Cappuccini Toscani hanno pensato di fare esperienza di cammino vocazionale per coloro che si pongono seriamente la domanda fondamentale della vita cristiana: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”
La modalità è assai semplice, ma di un certo peso a detta di coloro che ormai da quasi dieci anni hanno avuto il dono di fare questo percorso.
Ci troviamo una volta al mese, iniziando il sabato pomeriggio inserendoci da subito nella vita della fraternità locale con i vespri e l’adorazione Eucaristica prolungata.
Ognuno si immerge nel silenzio del luogo e parla con il suo Signore.
Dopo cena un momento privilegiato nell’Oratorio accanto alla cella di S.Francesco per un’ora di meditazione e condivisione sul Vangelo. Poi il riposo nelle piccolissime celle. La porta è molto bassa e solo piegandosi si può varcare la soglia. Sembra sentir dire: “ Non avere fretta… potresti battere le testa”!
Nella giornata di domenica la vita di fraternità con i cari fratelli di Cortona:
Fr. Daniele, Fr. Luciano, Fr. Teobaldo, Fr. Piero, Fr. Giovanni, Fr. Luigi e Fr. Enrico.
Abbiamo in più un momento tutto nostro di formazione e di preghiera silenziosa. E’ normale che durante il giorno ci possiamo incontrare per scambi di esperienze, consigli con i religiosi e soprattutto incontro con il sacerdote delegato dal Provinciale per il discernimento vocazionale.
Tutti gli anni ragazzi e le ragazze, venuti dalla Toscana e oltre, sono stati fedeli a questi incontri, traendo grande giovamento per la vita spirituale. Qualcuno è andato al Noviziato, i più hanno capito qual’era la loro strada. Convincersi che la ricerca della propria vocazione è la risposta più adeguata ai percorsi talvolta intrecciati della nostra storia non è cosa da poco.
Il cammino vocazionale non si ferma e non si chiude alle Celle, perché prevede altre possibilità, come l’incontro a Borgo San.Lorenzo con i giovani Teologi Cappuccini durante il triduo pasquale e un campo ad Assisi durante l’estate.

Fr. Silvano


Il nonno dei Padri Cappuccini delle Celle

E’ il fraticello più anziano dell’eremo cortonese. Lo dice lo stesso titolo. Barba lunga, baffi incolti, occhi lucidi, passo lento, cappuccio bianco in testa, mantello addosso, corona in mano. E’ il simpatico cappuccino che ha vissuto trent’ anni alle Celle dove trascorre in letizia francescana il tempo che la Provvidenza vorrà regalargli ancora. Si chiama fra Luigi Favotto, nato a Trevignano (Treviso) da Domenico e Maria Crema il 23 giugno 1907. Il 28 novembre 1953 vestì il saio francescano e un anno dopo emise la professione temporanea dei voti di obbedienza, povertà e castità, voti che professò in perpetuo il 29 novembre 1960.
Una vocazione adulta, maturata dopo un lungo periodo di riflessioni ed una condotta profondamente cristiana. Preferì rinunziare al sacerdozio per vivere da semplice fratello laico, dedicandosi ai lavori più umili del convento. Il primo incontro con la vita francescana lo ebbe nel convento di S. Francesco dei Frati Minori a Fiesole. Di li passò al Santuario della Verna per l’anno di noviziato. Poi la scelta per i Padri Cappuccini.
Lo abbiamo avvicinato mentre stava pregando, solo solo nel coro della chiesetta...

Frate Luigi, com’è la sua salute?
Lo vede da sè, caro Padre, è un po’ accidentata. Fino a qualche anno fà andavo spesso a piedi fino a Santa Margherita. Attualmente le gambe mi portano con grande sacrificio. Proprio non posso camminare come una volta. Ma mi contento. Ancora sono assai indipendente e mi sposto in qua ed in là, con lentezza, per l’eremo.
E qualche volta faccio anche una capatina fuori, ma brevissima. Ormai i miei novantacinque anni pesano.

Ricorda qualche frate del la Verna?
Come no! Non ho mai dimenticato il mio maestro di noviziato, padre Giovacchino Cioncolini, che, con mio grande dispiacere, mi fece togliere la barba. Sì, mi dispiacque tantissimo, ma feci l’obbedienza. Devo confessare che ho un ricordo particolare anche per padre Sabatino Fazzi, un bravo frate. Eravamo due grandi amici e spesso mi manda i saluti. Quando siamo vecchi l’amicizia fa sempre un grande piacere.

Rivedrebbe volentieri la Verna?
Certamente, ma come faccio a muovermi? E’ un sogno a cui dovrò rinunziare. Devo contentarmi di rivederla in fotografia e con la mia memoria che, grazie a Dio, è ancora buona.

E perché lasciò i Frati Minori?
Perché volevo farmi cappuccino. Desideravo essere un frate con la barba. La mia fu una scelta ben meditata.
Mi piaceva di più la vita e la Regola dei Cappuccini. La lessi e rilessi tante volte e finalmente, dopo essermi consigliato con sacerdoti di fiducia, feci il passo decisivo, di cui non mi sono mai pentito. Se potessi tornare indietro con gli anni lo rifarei.

E com’è la vita nell’eremo?
Una vita di preghiera, di raccoglimento, di lavoro per chi può lavorare, e soprattutto, come voleva S. Francesco, di fraternità. il nostro Santo Fondatore voleva che i frati si volessero bene.

Ma lei prega molto?
Sì, prego. Non ho altro da fare, ma non prego bene come una volta. La vecchiaia si fa sentire anche nella preghiera. Spero che il signore mi ascolti ugualmente. lo Gli voglio sempre bene, come voglio bene anche alla Madonna e a tutti i Santi. Ogni giorno recito tante giaculatorie.

Le piace la solitudine delle Celle?
Sì, qui si può vivere in santa pace.

Come giudica il mondo d’oggi?
Era meglio quello di una volta. Quello d’oggi è un mondo troppo birbone.

Com’è la città di Cortona?
E’ una città bellina e i cortonesi sono gente molto perbene.

E’ vero che lei si è incontrato anche con l’on. Scalfaro?
Sì. lo non lo conoscevo. Mi fece tante domande e alla fine io gli dissi: ma senti quante cose vuoI sapere da me questo signorino! Fraternamente ci scambiamo il saluto francescano di Pace e Bene.

Padre Ugolino Vagnuzzi

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